Faccine d’avogado
okok può non piacere il genere, ma anche questa faccina è simpatica dai…del resto non sono io a scegliere che c’è sotto a ciò che devo scavare!
Queglio occhietti fatti con il mais per fare il pop corn sono gialli come solo il mais può esserlo!!!
e se qualcuno ne volesse uno….basta chiedere!
Gu.
Le chele e poi…
In gita a Sirmione con Selene e Sara, tempo addietro ci fermammo a mangiare un boccone in un bel ristorantino tra le calle del borgo antico. Tra i primi piatti così invitanti scegliemmo un vassoio di linguine al granchio, ed un fresco verdicchio. Al termine del convitto avanzarono solo le chele che vista la loro consistenza non potei fare a meno di impacchettarle per portarmele via.
Paziente a casa le pulii entrambe togliendo dall’interno ogni fastidioso fardello per evitare olezzi fastidiosi. Svuotando le due cuspidi trovai un mastice che inserito in entrambe le chele svuotate le trasformò in un paio di cornine, che il segno del Toro, potevano rimembrare.
Ora il manufatto c’è, non so a che possa servire ma è un bel ricordo a cui sono affezionato.
Gu
Coltello fai da me
Tra alcune delle cose che ho creato utilizzando materiale di recupero è stato questo coltello, anche se ha la lama grossolana, a mio parere si è trasformato, durante la lavorazione in un bell’oggetto.
Tutto è nato dalla mia attrazione nei confronti delle armi bianche, l’antico fascino che scaturiscono in me e da una barra di acciaio addocchiata per mesi, tra dei rottami posti disordinatamente all’esterno della mia ex azienda.
Quell’acciaio pur essendo esposto alle intemperie non si era minimamente arruginito, quindi era un buon materiale da poter riutilizzare. Per poterlo rendere da rettangolare che era, a come volevo trasformarlo la lima non era però sufficiente. Avevo necessariamente bisogno di una mola, un buon disco e per come lo avevo immaginato poi, una sabbiatrice.
Un pezzo di “valvola” di alluminio per separare lama dal manico e per rendere il manico ergonomico ho utilizzato due listelli di legno sagomati a dovere con un coltellino e poi ricoperti da delle strisce di alcantara che avevo già a casa, con le quali avevo già fatto qualche altra cosa, ( ad esempio i 3 Gechi).
Per il fodero ho utilizzato un tappeto a trama fitta e rigida a sufficienza per avere una forma definita dopo il taglio. Ma si potrebbero usare anche più strati di tessuto pesante o jeans, cuciti tra loro ( o incollati con il vinavil per renderlo rigido o cuciti con dentro un’anima di cartone, plastica, cortecce o ciò che ritenete valido). Per i buchi nel fodero è stato necessaria la fustellatrice, ( potete anche fare i buchi con un cacciavite a taglio ed un martello, se fatti bene anche triangolari vanno bene, sta alla vostra mano) la classica utilizzata dal calzolaio per i buchi nella cintura, che consiglio di acquistare se servisse, da subito professionale ( a non meno di 15 euro) nulla “made in China” (a 4,5 euro) o vi ritroverete con un attrezzo inutile con cui potreste farvi anche male.
Mentre forate tenete sul retro del cuoio che vada in battuta con l’antagonista della bussoletta o ferete fatica a staccare la materozza (l’avanzo del materiale forato).
Un idea, pò di lavoro e voilà qualcosa che assomiglia ad un coltello si è svelato.
Guglielmo
Riparare le mie scarpe.
Le scarpe sono delle piccole navi grazie alle quali attraversiamo le strade della vita in modo più o meno fluido, sono oggetto di culto per alcuni e un dramma per altri, per me rappresentano la stabilità e il coraggio.
Non tutti sono in grado di portare le scarpe in un certo modo e quelle “strane”non sono per tutti. E’ affascinante come lo “strano” non sia recepito allo stesso modo. Esattamente come i vestiti, possono essere stravaganti per uno e classici per un l’altro. C’è da dire che le mie scarpe le scelgo con estrema cura, dalle classiche a quelle più casual. Io sono per le scarpe classiche per il vestito classico, con colori naturali e stringate, le classiche scarpe Italiane, quella che vanno anche con i jeans per intenderci. Mi capita di trovare talvolta scarpe “originali”, se il prezzo, la qualità…oltre che l’energia, creano il perfetto trittico, se mi servono le compro e le uso fino alla fine della loro vita, togliendole solo a casa, ovviamente. Ho scarpe vecchie che non metto più, in box, tra cui un’ottima imitazione degli 883, ( ci andavo a cavallo) acquistata a metà del prezzo degli originali a Milano in via Torino. Un paio di mocassini a stringhe nere comprate all’ultimo per andare ad un funerale, messe una volta e poi dimenticate. Un paio di Superga ormai cotte dal tempo…insomma come tutti scarpe e ancora scarpe.
Oggi volevo dirvi di ciò che ho combinato con due paia di modelli che ho”amato”e che sono riuscito a recuperare.
Un paio di scarpe acquistate 2 anni fa da Bata alle Corti di Gessate. Prese perché sono di cuoio bianco, con la suola in gomma di mais
e la soletta in tela e sughero.
Totalmente biodegradabili e dal prezzo ragionevole.!!!
Un Altro paio acquistato 3 anni fa a Falconara Marittima, in un negozietto etnico gestito da una signora Marchigiana / Indiana ( dubbiamente). Le classiche indiane di cuoio chiare con il collo lavorato e cucito.
Unica nota storta è che la suola era cucita con due fili, uno classico di cotone rinforzato e quello a vista di plasticaccia bianca! Tempo 5 giorni e si è rotta!!!
Ok nessun problema, ho pensato di volerle aggiustare entrambe ma mancava lo strumento per poterlo fare. Nel mio Victorinox ( chi mi conosce sa che andando a cavallo l’avevo sempre appresso) c’era l’arnese apposito ma risultava troppo difficile da usare. A Cernusco, fortunatamente c’è un negozio gestito da padre e figlio che tratta tutto ciò che riguarda il settore calzaturiero, dai fili alle stringhe alle suole agli attrezzi. Come non prendere li ciò che cercavo??? Idem per il filo, un barbur cerato extra resistente.
Il punto da eseguire è quello che utilizzano i sellai:
PRENDI IL FILO E LO PASSI NELLA CRUNA DELLO STRUMENTO-INFILI L’AGO PASSANDO IL FILO DA UNA PARTE ALL’ALTRA-UN CAPO E’ MISURATO A SECONDA DELLA LUNGHEZZA DELLA CUCITURA Più UN ABBONDANZA CHE GIOCA TRA I PUNTI DA ESEGUIRE E LA FINE DELLA CUCITURA STESSA.
INFILI L’AGO NEL PUNTO SUCCESSIVO, INFILI L’ASOLA DEL CAPO DEL FILO DA PASSARE E LO RIPORTI GIU’-INFILI L’ALTRO CAPO NELL’ASOLA RIPORTATA Giù E TIRI ENTRAMBI I FILI
-RIPETI L’OPERAZIONE FINO AL TERMINE DELLA CUCITURA….ASSICURANDOTI DI TIRARE OGNI “AVANZO DI ASOLA.
Insomma ho recuperato due paia di scarpe senza portarle dal….“calzolaro”!
Buon divertimento
Guglielmo
p.s. il glossario tecnico delle calzature se vi interessa è qua. ( copia e incolla nel browser)
http://213.209.228.10/globalexport/ita/pubblicazioni/images/babel/122010Glossario%20tecnico%20calzature%20%28biligue%29.pdf





































